Gita fuori porta a 50 km da Roma: Farfa in Sabina

Esistono luoghi che non esistono, giusto per citare Maccio Capatonda, o meglio esistono luoghi che in pochi conoscono, i più ignorano, o che peggio ancora sono ignorati da guide, siti web gastronomici e blog gastrofighetti, perché oggi il mondo del “magna magna” è tutto un comunicato stampa, un copia e incolla e un sentito dire perché va di moda.

Allora come si fa a trovare buoni posti per mangiare ad esempio a 50 km da Roma?
Si fa esattamente così: si sceglie una piccola porzione di Lazio, ci si mette in auto e si va all’avventura, dopo aver dato un’occhiata su internet, avendo sfogliato la guida dei Borghi più belli e aver consultato l’elenco dei produttori su Itinerari di Gusto di Coldiretti.

Ma nessuno dei posti che ho incontrato durante questa breve fuga in Sabina aveva a che fare con qualche informazione riportata da una di queste fonti. Sono andata a naso, come spesso mi capita di fare, ed è stata la migliore guida che potessi avere.

È appena sbocciata la primavera, un giovedì qualunque di marzo e mi dirigo verso l’Abbazia di Farfa in provincia di Rieti.

A pochi chilometri dalla fine del raccordo si scorgono le colline che iniziano a fiorire e man mano che mi inoltro ulivi a perdita d’occhio.

Sì perché in tantissimi non sanno che l‘olio della Sabina è una delle eccellenze del nostro territorio, chilometri di ulivi circondati da piccoli borghi quasi abbandonati, rovine storiche, parchi naturali (per info Strada dell’Olio della Sabina).

Produttori vicino Farfa in Sabina

Così approdo all’Abbazia di Farfa, monastero benedettino dove ormai sono rimasti solo 3 monaci e dove il borgo si anima solo il weekend. Intorno all’abbazia piccole botteghe di dolci, formaggi, ceramiche, tessile e un’unica trattoria (a meno che non si decida di mangiare dalle Monache Brigidine alla fine del paese).

Dopo aver dato uno sguardo all’antica Abbazia decido di scovare qualche piccolo produttore. In basso al paese si trova il caseificio Nonno Amaranto, dove mi viene incontro un tacchino mentre le galline sono nel prato intente a mangiare. Più avanti i capannoni con le pecore, mentre nel piccolo caseificio c’è un profumo incredibile di ricotta appena preparata e delle riposano sui ripiani in legno.

Dieci euro al kg il pecorino, di cui puoi ricostruire tutta la filiera con un colpo d’occhio. Prendo anche poche uova deposte da poche ore, mentre devo rinunciare alla ricotta rimasta solo in porzioni da un kg.

Il casaro mi dice che a Roma non la troverò, perché vende solo in zona.

Proseguo il mio giro e a poche centinaia di metri sempre in aperta campagna si trova il “fruttarolo” Fabrizio Mei che produce frutta, verdura e olio extravergine, ma purtroppo per me aveva venduto tutto il fresco al mercato del mattino.

Rassegnata vado a pranzo alla Trattoria Lupi, l’unica di Farfa, ho visto poco prima che preparavano la pasta in casa e la il fumo della brace mi ha convinta a provare.

Proseguo i giro dei borghi in Sabina andando verso Castelnuovo dove si trova il Museo dell’Olio della Sabina, chiuso in settimana e dunque visitabile solo nel weekend. Il borgo è tenuto molto bene, quasi disabitato ha il fascino di quell’Italia che sta morendo ma che è ancora così viva nelle nostre menti.

Mi allungo a Fara in Sabina e a Bocchignano, anch’essi deserti e senza alcuna bottega al loro interno, c’è un’aria surreale e un forte odore di camini ancora accesi.

Sulla via del ritorno da Bocchignano mi fermo presso l’azienda bio agrituristica La Farfalla. Immersa tra gli ulivi e il sole già caldo di marzo mi accoglie Giovanni, giovane produttore che produce extravergine biologico di alta qualità e in estate vende qualche la sua piccola produzione di ortofrutta.

Per il momento il suo business è l’agriturismo, poche stanze tranquille con giardino e patio, un piccolo laghetto biologico balneabile e tanto lavoro tra gli ulivi, anche quest’annata è stata dura.

 

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2 thoughts on “Gita fuori porta a 50 km da Roma: Farfa in Sabina

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